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TARQUINIA


Per raggiungerla:

· Da Roma: autostrada fino aCivitavecchia e quindi statale Aurelia (in totale 90 km).

· Da Grosseto: Aurelia in direzione sud (90 km).

· Da Viterbo, doppia possibilità: via Vetralla - Monte Romano e via Tuscania; in entrambi i casi non più di 45 km.

 

· Tarquinia si trova sul tratto ferroviario Roma-Ventimiglia: stazione a metà tra il Lido di Tarquinia e la città di Tarquinia con collegamento di Bus urbani.

 

Alcune distanze:

Roma 90 km
Viterbo 45 Km
Pisa 250 Km
Grosseto 90 Km
Firenze 250 km
Siena 163 Km
Orvieto 90 Km
Perugia 170 Km
Napoli 280 Km

 

 

PARTE STORICA

 

 

Storia di Tarquinia

Il nome etrusco di Tarquinia era Tarcxuna e sorgeva su una collina calcarea, a poca distanza dal mare. In questa zona sono state trovate molte testimonianze di presenza umana in età

La storia di Tarquinia è impregnata delle leggende del popolo etrusco. La tradizione, infatti, vuole fondata la città da Tarconte, fratello o figlio di Tirreno, nobile della Lidia;sempre in questo luogo sembra localizzato il fatto miracoloso che avvenne ad un contadino etrusco, mentre arava i campi, che vide uscire fuori da un solco Tacete, il fanciullo vecchio, che insegnò agli etruschi le regole della religione.

I numerosi resti di necropoli villanoviane e tracce di abitato di capanne in località Monte Calvario, fanno risalire le prime testimonianze di Tarquinia al IX secolo a.C. . Nell’VIII secolo a.C. l’abitato principale, concentrati i diversi nuclei insediativi sul pianoro della Civita per il fenomeno del sinecismo, diviene uno degli insediamenti villanoviani maggiori. La posizione favorevole, vicino al mare e dominante la vallata del Marta, fino al Medioevo fiume navigabile, permetteva il controllo del territorio interno e del traffico marittimo. Sono proprio l’agricoltura, l’allevamento e il commercio (soprattutto dei minerali estratti sui monti della Tolfa) a determinare la crescita economica, demografica e politica di Tarquinia etrusca. La città, considerabile tale dalla metà del VII secolo a.C. , estese la sua potenza anche sulla stessa Roma, con la dinastia dei Tarquinii, di cui due esponenti, detti in seguito Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo, nel VI secolo a.C. furono re della "città eterna". Sul finire del secolo seguente, la grave crisi economica che colpisce l’Etruria, aperta dalla sconfitta di Cuma (474 a.C.), e le successive vicende storiche tra cui la distruzione di Vejo e la sottomissione di Caere ad opera dei Romani, riducono il potere delle città costiere; Tarquinia perde d’importanza a favore delle città tiberine, toscane e padane, fino alla sua totale sottomissione a Roma avvenuta nel 309 a.C. .

Nel periodo romano la città sembra vivere una fase di nuovo splendore, di ricordo nostalgico del passato, di rievocazione dell’antica potenza. Nel 90 a.C. alla città è concessa la cittadinanza romana e diviene municipio. Nella prima età imperiale Tarquinia è un centro secondario dell’ Impero, posto a controllo del Tracciato costiero dell’Aurelia. Con la crisi dell’ Impero si assiste allo spopolamento; nel IV secolo d.C. diviene sede vescovile, ma le successive invasioni barbariche (disastroso il saccheggio dei Visigoti di Alarico), la malaria e la caduta dell’Impero steso portano, come in molte altre zone della Tuscia, ad un forte calo della popolazione. Al VI secolo è databile il trasferimento, ancora oggi non chiaro sulle reali cause che lo indussero, dell’antico abitato all’attuale sito, sul colle di Corneto.

Nel periodo medioevale, con la lenta ripresa delle attività economiche, Tarquinia si arricchisce e popola, dotandosi di una possente cinta muraria e di una seri di fortificazioni (fasi del IX e X secolo), divenendo nella seconda metà dell’ XI secolo, possedimento feudale della Matilde di Canossa; in età comunale le ricche attività marittime, ma anche la fiorente agricoltura, la portano ad avere un ruolo non secondario nei rapporti tra i vari Stati, sino ad allearsi con Pisa ed a mantenere proficui rapporti con Venezia, Genova e Ragusa.

 

villanoviana , documentata da molte tombe a pozzo. La città etrusca vera e propria viene fatta risalire a VIII secolo, mentre i resti della cinta muraria risalgono al IV secolo a. C. Molto intensi erano gli scambi commerciali di Tarquinia con i Fenici e i Greci, dai quali importavano grandi quantitativi di vasi, soprattutto di origine corinzia.

Chi erano gli Etruschi

 

Gli Etruschi erano popolazioni italiche che raggiunsero una grande civiltà grazie ai rapporti con il mondo orientale. Inizialmente (VIII-VII secolo a.C.) vivevano in villaggi con una economia controllata dall’aristocrazia agraria e gestita dal Lucumone, una sorta di sovrano dotato di poteri assoluti. Sarà uno di loro (Luchmon) a trasferirsi lungo le rive del Tevere per insegnare a quei popoli le basi economiche, giuridiche, urbanistiche e sociali che portarono alla nascita della civiltà di Roma. A partire dal VI secolo a.C., con lo sviluppo dell’artigianato e del commercio, gli etruschi abbandonarono i villaggi per riunirsi in città, posizionate quasi sempre su speroni rocciosi protetti da vallate. La Civita di Tarquinia, con i resti dell’imponente Area della Regina, è uno degli esempi più emblematici. Nacquero, quindi, le città-stato sul modello delle Polis greche, sede delle autorità civili e dei culti religiosi.

Gli Etruschi erano anche popolo di navigatori, agricoltori, costruttori e raffinati artigiani. Resta gran poco delle loro case fatte di argilla e graticcio. i ruderi della città-stato di Tarquinia e Vulci che fanno pensare alla presenza di ingegnose macchine per sollevare i pesi e rimuovere la terra. Ingegnosi anche gli impianti per l’approvvigionamento idrico, il deflusso delle acque, le opere di drenaggio che verranno poi ripresi e perfezionati dai romani. Senza contare la loro abilità nel costruire imbarcazioni (testimonianze al museo della navigazione del castello di Santa Severa l’ àncora di Tarquinia) e navigare nel Mediterraneo e quella della coltivazione della terra, con strumenti ed attrezzature d’avanguardia che ci stupiscono sempre quando li ammiriamo nelle vetrine dei musei. Gli etruschi raggiunsero un altro grado di perizia nell’ estrazione dei metalli (ferro soprattutto) con cui forgiavano armi, attrezzi da lavoro ed utensili da cucina. Diffusa la produzione del bronzo (lega di rame e stagno). Abili anche nella lavorazione dell’ oro, della ceramica (buccheri), delle terrecotte votive e delle terraglie ad uso domestico.

Per quanto riguarda i gusti culinari degli Etruschi si racconta che coloro usavano apparecchiare le mense con estrema accuratezza: abbondavano la selvaggina (lepri, cinghiali, caprioli, cerbiatti, anatre e quaglie), i pesci, i formaggi, i legumi (fave e piselli); per il pane usavano lapuls a base di farro. Facevano largo uso dell’ olio d’oliva ed erano grandi produttori di vino (dove già nell’età Villanoviana era conosciuta questa pratica) che, per la conservazione, veniva unito al miele. I banchetti venivano fastosi nelle occasioni solenni come documentano le pitture parietali di Tarquinia: i convitati (tomba dei Leopardi) indossano ricche vesti con il capo cinto da corone di mirto, sdraiati sui letti (clini) coperti di cuscini e drappi variopinti. Nutrito il vasellame di forme e dimensioni diverse. La mensa veniva rallegrata da musici e danzatori.

 

Musei

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PALAZZO VITELLESCHI - MUSEO NAZIONALE TARQUINIENSE

Autentico capolavoro architettonico del Rinascimento con elementi in stile gotico e catalano, venne realizzato per volontà dei Cardinale Giovanni Vitelleschi tra il 1436 ed il 1439 su progetto di Giovanni Dalmata. II palazzo appartenne alla nobile famiglia, senz'altro la più insigne tra quelle che, tra alterne vicende, dominarono la vita politica, economica, sociale e religiosa di Cometo, sino al XVII secolo, allorché, ritiratisi definitivamente a Roma, gli ultimi eredi posero in vendita tutti i loro beni. Il palazzo venne posto all'asta nel 1892, a seguito del fallimento dell'ultimo proprietario, il Conte Soderini, e comprato dal Comune che in seguito lo cedette allo Stato. Attualmente ospita il Museo Nazionale Etrusco, considerato tra i più importanti d'Italia. Il portone principale sulla piazza Cavour immette in un arioso cortile a pianta trapezoidale il cui lato di fondo e quello destra sono caratterizzati da un porticato a duplice ordine ad arco acuto con decorazioni bicrome in macco e nenfro.

 

 

 

Alcune foto del museo tarquiniense….

 

Sul colle Pian della Civita, sono stati trovati i resti di un Tempio detto Ara della Regina, risalente al IV secolo a.C., con tre celle. Famosi sono i Cavalli Alati, splendido altorilievo fittile che decorava il frontone del grande tempio dell’Ara della Regina.

 

 

 

 


Cratere a figure rosse del pittore di Berlino


Sala con sarcofagi


 

 

 

 

 


La Tomba delle Bighe


Calice di bucchero

 

 


Anfora a figure nere del pittore di Tarquinia


Olla  facente parte del corredo della Tomba
di Bocchoris

 

 


Il sarcofago del "sacerdote"


Situla facente parte del corredo della Tomba
di Bocchoris

 

Orario di Apertura: ore 8.30-19.30 Chiuso il Lunedì
Ingresso: da 0 a 18 anni e da 65 anni in poi l'ingresso è gratuito (la stessa gratuità e valida per i cittadini stranieri a condizione di reciprocità); da 18 a 25 anni si paga il Biglietto Ridotto; da 25 a 65 anni Biglietto Intero. È possibile acquistare il biglietto cumulativo che consente, a un prezzo speciale, di visitare il Museo e la Necropoli.
 

 

 

 

 

 

LE DONNE ETRUSCHE

 

 

Erano belle, enigmatiche, potenti e consapevoli. Disprezzate dai romani e dai greci perché pervase da cultura, esse tiravano i fili della politica, solleticavano le ambizioni e, quando era necessario, guidavano anche il carro da guerra. Tra gli illustri nomi che hanno fatto la storia della vecchia Tarquinia etrusca ne spuntano alcuni come Rumlua, Tullia, Ravnthu, Velia, Tanaquilla, Ocresia, Lucrezia.

 

Rumlua

I romani, però, non sopportarono mai la subordinazione degli etruschi e una volta dominata la città sacra cancellarono ogni legame che la riconduceva ad essa.

 

Essa viene ricordata come uno dei personaggi più torvi e crudeli, sempre sfrenatamente assetata di potere, nella storia di Roma che portò alla monarchia. Ella prima uccise il suo primo marito perché non ritenuto alla sua altezza e poi sua sorella perché si era sposata con Tarquinio il Superbo, con il quale divenne complice e escogitò un tranello per togliere di mezzo il padre e prendere il controllo di Roma insieme a il suo futuro marito.

In un primo momento ci fu una buona monarchia dove Tarquinia brillo, ma poi si trasformò ben presto in una vera e propria tirannia contro chiunque lo ostacolasse.Proprio per questo fu cacciato da Roma dagli stessi tarquinii.

E' nota in tutto il mondo come "La Fanciulla Velca". Il suo squisito ritratto è considerato uno dei capolavori dell’arte antica ed è il frammento più "classico" di tutta la pittura funeraria etrusca.
Si chiamava Velia, Velia Spurinna. Era nipote di Velthur il Grande, che aveva comandato due eserciti etruschi all’assedio di Siracusa e di Ravnthu Thefrinai: era sorella di Avle, l’eroe Tarquiniese che affrontò Roma in campo aperto e la vinse.
Sposò Arnth Velcha, appartenente ad un’aristocratica famiglia di magistrati di rango così alto che avevano il diritto di essere scortati dai littori con i fasci di verghe e l’ascia bipenne che, prima a Tarquinia e poi a Roma, furono il simbolo del massimo potere.

Ella fu seppellita nella tombe dell’Orco,insieme alla sua famiglia Velcha: è rappresentata in un piccolo affresco, di profilo, con una tunica e un mantello bordato di rosso e ornamenti preziosi e semplici del suo rango, i capelli castani, in parte trattenuti e in parte ricadenti a boccoli sulla nuca, il naso dritto, le labbra sensuali e piene d’amore che evocano un doloroso sorriso alla ragazza innamorata, gli occhi che guardano lontano. Dietro di lei c’è Charun, il demone etrusco traghettatore delle anime rappresentato da un’ombra paurosa. Ma questa volta il demone etrusco ha perduto perché ancora oggi, nonostante i millenni, la fanciulla dei Velcha è sospesa tra la vita che non vuole andarsene e la morte che ancora non vince.

 

Tanaquilla abbracciò con riverenza il marito e vaticinò la gloria che lo attendeva: l’aquila scesa da altezze così grandi era il messaggero dei Numi e aveva tolto e rimesso il berretto etrusco sulla sua testa per significare che con lui stava entrando in città un vero capo che, voluto dagli dei, avrebbe reso Roma più grande e più potente.

 

 

Lucrezia

Il crimine sessuale indusse la nobiltà etrusca ad attuare il colpo di stato dopo tanto tempo e a cacciare il monarca da Roma istaurando così la repubblica.

 

 

 

 

 

 

LA NECROPOLI ETRUSCA

La Necropoli Etrusca, che si estende per circa 750 ettari a tre chilometri dall'abitato, in località Montarozzi, è una delle più importanti tra quelle conosciute essendo ricca di tombe a camera con decorazioni pittoriche datate intorno al VII e III secolo a.C.. Convinti che il corpo vivesse anche dopo la vita terrena, i riti funebri degli etruschi erano un inno alla gioia con danze, musiche ed offerte votive. Le pitture delle tombe rappresentavano scene di vita quotidiana del defunto, come banchetti, danze, giochi sportivi e erotici. La cremazione dei corpi avvenne solo in epoca tardiva della civiltà etrusca; questi venivano sistemati sul lettino funebre o in sarcofagi di nenfro e di terracotta. Secondo alcune scoperte la religione etrusca era una religione politeista di stile greco, il Dio nazionale era Voltumna; ma gli etruschi obbedivano a molte altre divinità come : Aritmi (Aritmenide), Apulu (Apollo), Tinia (Giove), Uni (Giunone) e tante altre. La religione veniva mediata dai sacerdoti che avevano il compito di interpretare i segni della volontà divina che si manifestavano sulla terra. Per esempio gli Auguri studiavano il volo degli uccelli e i fenomeni celesti; gli Aurispici osservavano le viscere degli animali e gli Indovini spiegavano gli eventi prodigiosi.
Orario di Apertura: ore 8.30-19.30 (periodo estivo); ore 8.30-14.00 (periodo invernale)
Chiuso tutti i Lunedì feriali, Capodanno, Natale, 1° Maggio.
Ingresso: da 0 a 18 anni e da 65 anni in poi l'ingresso è gratuito (la stessa gratuità è valida per i cittadini stranieri a condizione di reciprocità); da 18 a 25 anni si paga il Biglietto Ridotto; da 25 a 65 anni Biglietto Intero (€ 4,00).
È possibile acquistare il biglietto cumulativo che consente, a un prezzo speciale di visitare il Museo e la Necropoli (€6,50).

Tel. 0766 856308

 

La Tomba dei Leopardi

 

 

 

La Tomba dei Leopardi risale al 470 a.C. circa. Sul frontone della parete di fondo sono raffigurati due leopardi simmetrici che danno il nome al sepolcro. Il soffitto a doppio spiovente è decorato a scacchiera. Sulle pareti è raffigurato un banchetto funebre in onore dei defunti, cui partecipano tre coppie distese su klinai e servite da schiavi nudi. Sulla parete di sinistra ci sono quattro servi che portano vivande ai commensali, oltre a due musici che allietano la scena, presenti questi anche sulla parete di destra.

 

 

 

La Tomba degli Auguri

 

 

 

La Tomba degli Auguri risale al 530 a.C. circa. Sul frontone della parete di fondo sono ritratti un leone e una pantera che aggrediscono uno stambecco; tale frontone sovrasta una porta dipinta che rappresenta la soglia verso l’aldilà, fiancheggiata da due personaggi in atteggiamento rituale, individuati come àuguri, ai quali si deve il nome del sepolcro, ma forse rappresentano solo due persone incaricate della cerimonia funebre. Sulle altre pareti sono rappresentati giochi funebri, tra cui due forzuti lottatori nudi. Segue il crudele gioco del phersu, rappresentato da un uomo mascherato con un cappuccio (chiamato phersu) che aizza un cane contro un altro personaggio incappucciato armato con una grossa clava. Da questo gioco si pensi derivi il termine latino persona, maschera.

 

 

 

 

La Tomba del Triclinio

 

 

 

 

La Tomba del Triclinio risale al V sec. a.C. I suoi dipinti sono stati staccati nel 1949 e ora sono conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia. Sulla parete di fondo ci sono tre coppie a banchetto, distese su tre klinai, sotto i quali si trovano degli animali domestici. Sulle pareti laterali sono rappresentati musici e danzatori che intrattengono i commensali.

 

La Tomba dei Giocolieri

 

 

 

 

La Tomba dei Giocolieri risale al VI sec. a. C. Il frontone della parete di fondo rappresenta una pantera e un leone, sotto al quale è dipinto un giovane equilibrista e un anziano. Anche le altre pareti sono decorate con scene di giochi e danze in onore del defunto, dalle quali ha tratto il nome il sepolcro.

 

La Tomba delle Leonesse

 

 

 

 

La Tomba delle Leonesse risale al 530 a.C. circa. Sulla parete di fondo, il frontone rappresenta due leonesse dalle quali trae nome il sepolcro. Al di sotto sono rappresentati musici e danzatori che allietano il banchetto rappresentato sulle pareti laterali, con due coppie maschili sdraiate a terra su cuscini.

 

La Tomba della Caccia e Pesca

 

 

 

 

La famosissima Tomba della Caccia e della Pesca risale al 520-510 a. C. circa e riassume il gusto delle classi aristocratiche per la narrazione di episodi di vita quotidiana; sulla parete di fondo c’è una coppia, intenta a banchettare, mentre sotto e sulle pareti sottostanti sono rappresentate vivaci scene di caccia e pesca, con una ambiente marino ricco di pesci e uccelli acquatici. Sulla parete di destra, un giovane nudo si tuffa da una roccia tra i flutti, mentre un altro colpisce un uccello con una fionda.

 

 

 

 

 

 

La Tomba dei Tori

 

 

 

 

La Tomba dei Tori risale al 540-530 a.C. circa, ed è composta da numerose camere. In quella principale è raffigurata la scena più importante, riferita alla mitologia della guerra di Troia, cioè l’agguato di Achille a Troilo, il giovane figlio di Priamo, che avanza su un enorme cavallo. Su un’altra parete, la scena che dà il nome al sepolcro, con dipinta una carica di un toro.

 

 

 

 

 

La Tomba delle Olimpiadi

 

 

 

 

La Tomba delle Olimpiadi risale al VI sec. a.C. e i suoi affreschi sono stati staccati dalle pareti al momento della scoperta del sepolcro, e conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia. Oltre a scene di banchetto, sono rappresentate scene di giochi funebri in onore del defunto: corsa, salto in lungo, lancio del disco, pugilato e corsa delle bighe.

 

 

 

Particolarità:

le tombe qui sopra elencate fanno parte di quel tipo di tombe dette "a camera". Esse hanno la particolarità di essere dotate di un corridoio con pendenze variabili a seconda del terreno, ricavate sotto terra da strati rocciosi come tufo, macco, nenfro e peperino. Esse possono avere forme diverse ma sempre composte da quattro lati. Attorno alle pareti,oltre agli affreschi erano posti dei lettini di roccia (costruiti o ricavati dalla roccia lì presente) nelle quali erano deposte le salme del defunto. Anche il soffitto era scolpito e/o dipinto, a volte imitando la struttura in legno dell’abitazione reale del defunto.

 

 

 

 

 

IL MUSEO DELLA CERAMICA - PALAZZO DEI PRIORI

 

Il Museo della Ceramica, allestito nel dicembre 1993 dalla Società Tarquiniense di Arte e Storia, espone reperti fittili dalla collezione "Giuseppe Cultrera". La Mostra raccoglie produzioni locali e reperti provenienti da altri centri italiani e stranieri, dal XIII al XVIII secolo.
I 100 pezzi esposti costituiscono un importante veicolo di informazione della vita quotidiana di epoche diverse, da essi è possibile ricostruire la rilevanza economica rivestita da Corneto, i suoi rapporti e gli scambi commerciali con altri centri, le tecniche di produzione dei vasai del luogo, e delle vicine città quali Tuscania, Viterbo, Orvieto o di altre più lontane quali Roma, Deruta, Bagnoregio, Castro , Montelupo e della Liguria.
In questo luogo espositivo, ciascun visitatore può percepire il fascino del mondo medioevale, ammirare le tecniche e le arti lontane nel tempo ma ancora vivide a Tarquinia nelle opere degli artigiani a testimonianza della continuità della tradizione secolare dell'arte fittile.

 

Società Tarquiniense d'Arte e Storia

 

 

 

 

 

La Civita

La storia di Tarquinia, considerata la città madre dell’Etruria, si identifica con quella del Popolo etrusco. L’atto stesso della sua fondazione effettuata dal mitico Tarconte (Tarchna) fu reso sacro dalla prodigiosa apparizione del vecchio-fanciullo Tagete nato dalle zolle di Tarquinia. Nel IX secolo a.C. sull’area della Civita si riuniscono le genti di diversi villaggi della zona dando vita a quella complessa aggregazione sociale che oggi chiamiamo la città. Ne rimangono a testimonianza le ricche necropoli villanoviane e i resti dei villaggi che le originarono. Nell’VIII e nel VII sec. a.C. Tarquinia è divenuta ormai una città ricca e potente e trasforma la sua economia. Intorno al 616-509 a.C. i membri della famiglia Spurinna (Larth, Velthur, Aulus) tentano di imporre la propria guida nella lega etrusca contro l’espansionismo romano. Ma ormai la potenza di Roma non è più contrastabile e la guerra tra le due città divampa violenta con episodi di estrema ferocia già dal 394 a.C. coinvolgendo anche le altre città etrusche.  
La lunga guerra dal 358 al 351 a.C. si conclude con un armistizio di quaranta anni. Nel 281 a.C. Tarquinia deve sottomettersi definitivamente a Roma. Sul pianoro calcareo della Civita (150 ettari) restano oggi poche ma significative testimonianze. Oltre ai tratti della lunga cinta di mura (8 km) in blocchi di macco (V sec. a.C., ben visibile a Nord dalla Porta Romanelli), porzioni di scavi archeologici più o meno recenti, il monumento principale è il tempio dell’Ara della Regina il più grande d’Etruria dal quale provengono i famosi Cavalli Alati (III sec. a.C.) in terracotta custoditi nel museo che sono anche l’emblema di Tarquinia. In età augustea fu collocato presso l'angolo Nord-Est un grande bacino circolare di fontana. Proseguendo verso la punta del pianoro, sulla destra, si incontra un'area in cui sono visibili resti della cinta muraria, di una porta e di edifici. La grande peculiarità della Tarquinia etrusca sono comunque le numerose tombe dipinte rinvenute soprattutto nella Necropoli di Monterozzi.

 

 

Gravisca

 

Gravisca

 

 

 Veduta aerea degli scavi del Tempio di Gravisca

La Tarquinia medioevale

 

La Tarquinia medioevale è segnata da numerose torri (tra cui quella di Dante) e del castello che ospitò, secondo la tradizione, Matilde di Canossa. Il castello prende anche il nome di chiesa di santa Maria in castello, la più antica della città, risalente al 1121 come risulta da una iscrizione dell’interno.

Nella semplice facciata rettangolare, sormontata da un campaniletto a vela, si aprono tre portali: quello centrale e la grande bifora che lo sovrasta sono ornati da pregevoli decorazioni cosmetiche. Il maestoso interno, a tre navate diverse da poderosi pilastri con fregi e capitelli di stile arcaico, è distinto da volte a crociera ed abside maggiore poligonale. La campata centrale della navata mediana è sovrastata da un tiburio e illuminata da un bellissimo rosone con elegante cornice. Il tempio è ricco di preziose opere dei marmorari romani; nella navata destra è collocato un pregevole fonte battesimale ottagonale; in quella centrale si ammira un bellissimo pergamo del 1209; il prespiderio accoglie, al centro di due plutei, un altare e un ciborio risalenti al 1166. Nella piazzetta antistante s’innalza una slanciata torre medioevale.

Il duomo, eretto informe romanico-gotiche e ricostruito dopo l’incendio del 1643,conserva nel presbiterio (appartenenti alla primitiva costruzione) una serie di pregevoli affreschi risalenti al 1508-1509 che costituiscono una delle maggiori opere del pittore viterbese Antonio del Massaro, detto il Pastura: in una delle 4 vele della volta Incoronazione della Vergine, nelle altre Profeti e sibille fra teste di cherubini . Nella lunetta sinistra Nascita di Maria; in basso Cristo in pietà, l’Incontro di Gioacchino ed Anna e Madonna col bambino. Nella lunetta destra Sposalizio di Maria; in basso, l’affresco mancante doveva presumibilmente rappresentare l’Assunzione, a completamento del cielo delle raffigurazioni marine.

La chiesetta di San Martino, risalente al XII secolo, rappresenta una semplice facciata, di puro stile romanico, decorata da lesene sormontante da una fascia di archetti, su cui si apre il portale a conci alternati bianchi e neri: l’interno conserva i resti di un affresco duecentesco di scuola senese.

La chiesa dell’Annunziata, più volte restaurata, risale al XII-XIII secolo; la facciata propone il portale di stile normanno e il rosone inserito in un riquadro finemente decorato.

La chiesa di San Pancrazio (romanico-gotica del XIII secolo) presenta il campanile inserito nel prospetto della facciata che si apre con un bel portale sormontato da un elegante rosone. Al principio la chiesa era stata progettata per esser destinata all’ auditorium.

La chiesa di San Giovanni Battista risale al XII secolo. La semplice facciata ha tre portali: quella centrale, con arco gotico, è sormontata da un elegante rosone. L’architrave del portale sinistro è costituito da una fronte di sarcofago buccellato del III-IV secolo raffigurante una donna orante tra due pastori benedicenti. Nell’interno, molto rimaneggiato, si conserva un tabernacolo del XV secolo.

La chiesa di San Francesco venne eretta in forme romanico-gotiche agli inizi del ‘300; il campanile, con cupola di stile bramantesco, risale al ‘600. Slanciato all’interno, a croce latina, con tre navate; l’abside destra è arricchita da pregevoli stucchi barocchi; il paliotto dell’altare maggiore è un pregevole mosaico precosmatico, quello dell’altare di sinistra è costituito da una lastra marmorea con decorazione del XIII secolo.

Poco distante dal paese si fa notare la chiesa di Santa Maria in Belvedere, innalzata in forme romaniche e successivamente ricostruita; l’interno custodisce una pregevole tavola bizantina raffigurante la Madonna col bambino.

Il quadro monumentale si completa con un grandioso edificio romanico del Palazzo dei Priori, la cui facciata, rifatta in epoca barocca, è ingentilita da un’imponente scala esterna. Nell’interno si apprezza un ciclo di affreschi recentemente restaurato, risalente al 1429, con leggende e fatti della storia cittadina. La scala conciliare è arricchita da dipinti contemporanei di Sebastian Matta (cittadino onorario di Tarquinia). L’archivio comunale vanta, tra l’altro, una pergamena detta "La Margarita", riproducente preziosi manoscritti notarili.

Nella piazza antistante si innalza un’elegante fontana del ‘700, di fronte alla chiesa del Suffragio consacrata nel 1761.

 


 

 

 

Mappa di Tarquinia

 

 

LEGENDA:

     

  1. Palazzo Vitelleschi e Museo Etrusco
  2.  

     

  3. Santa Maria in castello
  4.  

     

  5. Torrione della contessa Matilde
  6.  

     

  7. Torre alla Ripa
  8.  

     

  9. Mura castellane
  10.  

     

  11. Santuario della Madonna di Belvedere
  12.  

     

  13. Ospedaletto di Santo Spirito
  14.  

     

  15. Torre di Santo Spirito
  16.  

     

  17. Torre diruta
  18.  

     

  19. Torre dei Barocci
  20.  

     

  21. Via delle Torri
  22.  

     

  23. Palazzo dei Priori
  24.  

     

  25. San Pancrazio
  26.  

     

  27. Cattedrale di Santa Margherita
  28.  

     

  29. Torre dell’antico Palazzo vescovile
  30.  

     

  31. Chiesa di san Martino

 

  • Torre di San Martino
  •  

     

  • Torre Cialdi
  •  

     

  • torre Privata
  •  

     

  • San Giacomo
  •  

     

  • San salvatore
  •  

     

  • Chiesa dell’Annunziata
  •  

     

  • Palazzo Comunale
  •  

     

  • Fontana Monumentale
  •  

     

  • Porta Nuova
  •  

     

  • Chiesa di san Francesco
  •  

     

  • Loggia del Marchese
  •  

     

  • Torre di Dante e Mura Castellane
  •  

     

  • Monumento ai Caduti in Guerra
  •  

     

  • Monumento a Giuseppe Mazzini
  •  

     

  • Chiesa di San Giovanni
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    è il nome della colonia romana che sorse nel 180 a.C. sulle rovine dell'antico centro, di cui si ignora la denominazione, che fu il porto della Tarquinia etrusca. Al margine meridionale del centro etrusco è venuto alla luce il cosiddetto "Santuario greco di Gravisca", un insieme di edifici sacri sede di culti e riti greci. Il santuario si connota come emporion, cioè un luogo di commercio nel quale la comunità locale, attraverso la concessione di uno spazio sacro ai mercanti stranieri che frequentavano lo scalo tarquiniese, ne garantiva l'immunità personale, la certezza dello scambio ed il diritto all'esercizio delle proprie pratiche religiose. Nel santuario, poco dopo il 600 a.C., fu edificato un sacello consistente in un piccolo edificio rettangolare costruito con muretti a secco, sacro ad Afrodite, divinità fra l'altro protettrice della navigazione.
     Dopo la metà del VI secolo, come documentano le dediche votive, ad Afrodite si affiancano altre due divinità femminili: Hera e Demetra. Lo scavo ha restituito una quantità straordinaria di oggetti votivi dedicati alle dee: ceramiche preziose, statuette bronzee, avori etc., oggetti offerti non solo dai naviganti greci tra cui personaggi notissimi come Paktyes, forse lo stesso tesoriere di Creso, re di Lidia, ricordato da Erodoto (I, 153-161), ma anche dalla popolazione tarquiniese come testimoniano le iscrizioni in lingua etrusca con dedica a Turan, la divinità locale corrispondente ad Afrodite.   

    Orario d'apertura:

    9.00 - 13.00 16.00 - 18.00
    Sabato 9.00 - 12.30 Chiuso la domenica.
    Ingresso gratuito.

    Tipologia di tomba a camera.
    I fatti, secondo Tito Livio, si svolsero così: "Durante l’assedio della città di Ardea, i giovani principi etruschi si svagavano nell’attesa degli assalti con inviti reciproci e convegni notturni nelle rispettive tende.
    Trovandosi una volta a bere nella tenda di Sesto Tarquinio, figlio del Superbo, ed essendo presente anche Tarquinio Collatino, s’intrattennero a parlare di donne. La discussione si accese quando Collatino, l’unico ad essere sposato non con un’etrusca ma con una romana, sostenne che sua moglie Lucrezia era ben al di sopra delle altre.
    Tutti acconsentirono di andare a convincersene di persona – continua Livio – e balzarono sui cavalli per sorprendere Lucrezia che, al contrario delle cognate, non fu trovata in ricchi banchetti, ma attorniata dalle sue ancelle a filare la lana al lume della lucerna.
    Questa visione colpì Sesto Tarquinio che, eccitato dalla sua bellezza, concepì la brama di possederla a forza. La romana prima cedette all’etrusco e poi si uccise.
    non era un’etrusca, ma una virtuosa donna romana.
    Però sposò un Tarquinio e da un altro Tarquinio fu violentata. Non sopportò l’oltraggio, si uccise e il suo suicidio provocò la cacciata del Superbo da Roma, la fine della monarchia e la nascita della repubblica.
    Nella splendida Tarquinia del VII secolo a.C., Tanaquilla era la donna che più assomigliava alla città.
    Nobile, ricchissima, ambiziosa, era ammantata di una sacralità speciale, poiché nessuna come lei era esperta nelle dottrine tagetiche.
    Sapeva leggere i segni attraverso i quali si manifestavano gli Dei. Sposò Luchmon, figlio di una Tarquiniese e del greco Demarcato, ma perché figlio di uno straniero non poteva avere accesso ai giochi politici. Per questo Tanaquilla lo convinse a trasferirsi a Roma, e mentre attraversavano il Granicolo (primo colle di Roma) accadde un fatto strano: un’aquila piombando dal cielo ad ali spiegate, ghermì il cappello di Luchmon e dopo aver volato con alti stridi, glielo ripose in capo, come se solo per questo fosse venuta. Infine si rialzò in volo e sparì nel cielo altissimo.
    Tullia
    era figlia del sesto re di Roma. Nipote di Tanaquilla e Tarquinio Prisco aveva sposato il più superbo dei tarquinii, Lucio Tarquinio detto il Superbo e così, oltre che essere etrusca di sangue e di carattere (molto ambiziosa e determinata), lo divenne anche di diritto.
    Una leggenda vuole che una notte Roma, scarmigliata, con gli occhi terribili e la voce agghiacciante di chi è invasa dalla furia degli dei, brandendo fiaccole ardenti, convinse le donne troiane stanche di peregrinare, ad appiccare il fuoco alle navi dei loro compagni per restare nel Lazio ed edificare una città che potesse accogliere finalmente in pace i loro figli. La città nacque, e si chiamò Roma.
    , per i latini Roma, era della stirpe di Priamo (re di Troia), nipote di Ercole e sorella di Tirreno (eroe dal quale il popolo etrusco venne conosciuto nell’antichità come "tirreni") e di Tarchon, leggendario fondatore di Tarquinia.
    Tel. 0766 856036
    Nella saletta a fianco si trovano i sarcofagi di membri delle famiglie Pulena e Camna. Al primo piano è esposta una ricca collezione di reperti, dal periodo villanoviano a quello romano, che documentano l'evoluzione della pittura vascolare greca ed etrusca nelle sue varie forme. Di notevole bellezza il corredo della tomba del vaso di Bocchoris (VII-Vl secolo a.C.), i vasi greci a figure nere del VI secolo a.C. la famosissima coppa dipinta con raffigurazioni delle massime divinità greche, oggetti fenici ed egizi (tipo statuette e collane) il calice plastico di raffinata arte ionico-attica a testa di giovinetta ed una bellissima coppa con le figure di Elena e Priamo, a testimoniaza degli scambi culturali e commerciali che gli etruschi avevano con queste popolazioni (greci, egizi e fenici).
    Al secondo piano sono collocate la cappella e l'anticappella, con interessanti affreschi del ciclo delle Storie di Lucrezia, databili al XV secolo. Nella sala, interamente restaurata e aperta al pubblico dal gennaio 2002, si può visitare l'esposizione "Tarquinia Etrusca: una nuova Storia" che accoglie l'elegante scultura fittile dei cavalli alati, famosa in tutto il mondo, rinvenuta nel 1936 nella località denominata Ara della Regina, e facente parte della decorazione del frontone del tempio dell'Acropoli.

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